Agorà IRC n. 1 – gennaio 2026
Tornare all’agorà: il metodo come orizzonte condiviso per la professionalità dei docenti di religione
Dopo due anni, la rivista torna a essere pubblicata non come semplice ripresa editoriale, ma come scelta consapevole e necessaria. Torna per offrire ai docenti di religione uno spazio qualificato di riflessione e confronto, in un tempo scolastico attraversato da complessità, pluralità e continue trasformazioni. Un tempo che chiede non risposte preconfezionate, ma strumenti di lettura, orientamenti e posture professionali capaci di tenere insieme teoria e pratica.
In questi due anni non c’è stato silenzio, ma lavoro. Un lavoro intenso, talvolta faticoso, che ha coinvolto in modo diretto la categoria dei docenti di religione attraverso l’esperienza del concorso straordinario e del concorso ordinario. Un passaggio storico che, forse per la prima volta in modo così diffuso e consapevole, ha messo molti insegnanti a confronto con differenti metodologie, orizzonti pedagogici e approcci pedagogici e didattici, chiedendo non solo conoscenze disciplinari, ma una riflessione profonda sul senso dell’agire educativo.
Accanto allo studio individuale, si è sviluppata una formazione strutturata e condivisa grazie ai corsi organizzati dal sindacato SAIR e coordinati da Fensir Formazione, che hanno rappresentato un investimento importante sulla qualità professionale dei docenti di religione. Percorsi che hanno favorito l’approfondimento normativo, pedagogico e didattico, offrendo occasioni di confronto serio e qualificato e sostenendo i docenti nel misurarsi con le richieste di una scuola sempre più complessa ed esigente.
Da questa esperienza è nato qualcosa di prezioso: il bisogno di studiare insieme, di confrontarsi, di organizzarsi in gruppi di ricerca, approfondimento e condivisione di buone pratiche. In questo contesto si è sviluppata e rafforzata l’esperienza di Appunti IRC, comunità viva di ricerca-azione e di pensiero pedagogico, che ha accompagnato molti docenti nel percorso concorsuale e continua a rappresentare uno spazio significativo di crescita professionale. Come Direttore responsabile, desidero esprimere un sincero ringraziamento ad Appunti IRC per il lavoro svolto, per la serietà della proposta e per la passione educativa che ne anima il cammino.
Ogni insegnante porta in classe uno stile, una sensibilità, un modo personale di stare nella relazione educativa. Allo stesso modo, ogni classe è un intreccio unico di storie, bisogni, domande e vissuti. Per questo non può esistere una progettazione “universale”, valida in ogni contesto. Ciò che può essere davvero condiviso non è una lezione modello, ma un metodo: una cornice chiara e flessibile che sostenga la progettazione senza irrigidirla, che orienti senza limitare, che renda possibile l’incontro tra ciò che la classe richiede e ciò che l’insegnante può offrire.
È in questa prospettiva che la rivista si propone come atelier di progettazione: un laboratorio professionale in cui il pensiero prende forma attraverso il confronto, la sperimentazione e la riflessione critica. Un luogo in cui progettare non significa applicare schemi, ma costruire percorsi vivi, adattabili e radicati nella realtà delle classi; un ambiente di lavoro condiviso in cui teoria e prassi si incontrano e si interrogano reciprocamente.
L’insegnamento della religione cattolica, per sua natura, vive di intrecci: tra tradizione e vissuti personali, tra simboli e domande di senso, tra identità e alterità, tra conoscenze e relazioni. È una disciplina che non si limita a trasmettere contenuti, ma che co-costruisce significati, educa al dialogo e accompagna gli studenti nella comprensione della complessità del reale. Perché l’IRC lasci traccia, deve parlare alla vita, partire da situazioni concrete, aprire spazi di riflessione autentica e di confronto rispettoso.
La progettazione diventa allora il cuore dell’agire educativo: non un tecnicismo, ma un atto intenzionale che riconosce la complessità e la trasforma in opportunità di apprendimento. Progettare significa dare struttura senza soffocare, offrire direzione senza imporre uniformità, costruire percorsi vivi, adattabili, inclusivi e profondamente radicati nella realtà delle classi.
Dall’esperienza concorsuale e dai percorsi formativi avviati non si esce “arrivati”, ma più consapevoli. È da qui che intendiamo continuare a sperimentare, ricercare e confrontarci, con l’obiettivo di essere sempre più docenti preparati, competenti e capaci di abitare con responsabilità il proprio ruolo nella scuola di oggi. La formazione non si esaurisce in una prova o in un corso, ma diventa cammino permanente, esercizio continuo di riflessione e miglioramento.
Con questo nuovo inizio, Agorà IRC – Atelier di progettazione rinnova il proprio impegno a camminare accanto agli insegnanti di religione, sostenendone la professionalità e accompagnandoli nel loro ruolo culturale e formativo. Non per indicare strade obbligate, ma per offrire un orizzonte condiviso. Tornare all’agorà significa proprio questo: fermarsi a pensare, confrontarsi, riconoscere la complessità e ripartire, con uno sguardo più consapevole e una progettazione più viva.
Giuseppe Favilla
Direttore responsabile

